Messaggi di saluto da parte dei sopravvissuti e dei liberatori

E’ per noi un grande piacere mettere a disposizione i messaggi personali che sopravvissuti e liberatori ci hanno inviato per la pubblicazione:

Cliccando sui singoli nomi, verrà visualizzato il relativo messaggio.

Sopravvissuti

Jack Adler

Venni liberato il primo Maggio 1945 dalle truppe statunitensi della 3° Armata, mentre mi trovavo nella marcia della morte, fuori Dachau.
Per garantire all’umanità di sopravvivere e di vivere in pace, dobbiamo lasciarci guidare dalla regola d’oro.
“Il rispetto reciproco: E’ la chiave per la sopravvivenza dell’umanità.”
Ci sono oltre 7 miliardi di persone su questo pianeta Terra e tutti apparteniamo alla stessa razza: la razza umana. Quindi: “Tratta gli altri come vorresti che loro trattassero te”.

Jack Adler

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Leslie Aigner

All’età di 15 anni fui deportato dall’Ungheria ad Auschwitz.
Quasi tutta la mia famiglia non è sopravvissuta all’Olocausto.
Io mi sono concentrato per sopravvivere giorno per giorno.
Venni trasportato in altri due campi per lavorare come schiavo.
Mi ammalai di tifo e dovetti lottare con una grave ferita al piede, causatami da una guardia nazista.
Venni trasportato a Dachau nella prima settimana di Aprile sul treno della morte. Ero uno scheletro ambulante che pesava solamente 34 kg.
Ancora oggi mi considero fortunato di essere vivo: fui liberato dalle forze armate americane.
Loro sono i miei eroi.
Con mia moglie, che ha 64 anni, siamo benedetti negli Stati Uniti, con una famiglia e una vita pacifica.
Per 30 anni abbiamo testimoniato contro l’odio, con un messaggio di amore e di tolleranza, a studenti e adulti.
Ora la nostra famiglia porterà avanti il nostro messaggio.

Leslie Aigner

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Eugeniusz Bądzyński

La II Guerra Mondiale mi ha travolto come un carroarmato
– così scrissi nel “Triptico di guerra”, nel settimanale “Domenica”: Tre miracoli di Eugeniusz, Diario – Liberato da Dachau.

Fui deportato al campo il 5 Settembre 1944 insieme alle persone espulse da Zielonka. Fu annunciato che il fronte si stava avvicinando. Ci raccolsero tutti in Pruszków e ci mescolarono ai civili. Per loro eravamo i banditi polacchi. Ci hanno deportato al campo con i vagoni merci. Forse per caso, o meglio, grazie alla Provvidenza, sono sopravvissuto all’inferno del campo.

Ogni giorno prego Dio e lo ringrazio per avermi salvato. Il giorno dell’anniversario della liberazione recito la preghiera a San Giuseppe. La preghiera e il ringraziamento mi tengono in vita e mi danno la forza di perdonare i nostri peccatori.

Eugeniusz Bądzyński

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Mario Candotto

Sono Mario Candotto, nato il 2 giugno 1926, ex deportato nel campo di concentramento di Dachau.
Il 24 maggio 1944 fui arrestato assieme a mio Padre, mia Madre e le mie due sorelle.
Ritornammo a casa io e le mie due sorelle Ida e Fede e subito appresi che i miei due fratelli partigiani Massimo e Renzo erano morti in battaglia.
Della mia famiglia morirono i genitori e i due fratelli.
Oggi, anche dopo 75 anni dalla liberazione dei campi di sterminio e dalla fine della guerra non posso mettere una pietra sopra a quello che è successo, non si deve farlo!
Non si può dimenticare quello che è successo! Farlo sarebbe una colpa!
Sono passate 3 generazioni da quando è finito tutto e io continuo a ricordare e raccontare le atrocità che ho vissuto sulla mia pelle e che ha provocato la guerra e il nazismo.
Spesso vado nelle scuole a raccontare la mia vita e ogni volta prima di iniziare cito le parole di mia sorella Ida, ex deportata al campo di sterminio di Auschwitz “Ragazzi, quello che sto per raccontarvi è pura e pura verità, ma se non avessi vissuto quelle atrocità di persona, avrei difficoltà a crederci”. Queste parole fanno capire quanto orribili erano i campi di sterminio nazisti.
Per concludere voglio dire che noi oggi siamo fortunati ad avere la libertà, con una Europa in pace e unita, senza odio e rancore. Liberi!

Mario Candotto

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Lidiia Chirkina

Vivevamo a Gatcina, 40 chilometri da Leningrado. Avevo 11 anni quando, il 22 Giugno 1941, ci venne annunciato che la guerra era scoppiata! Eppure, era stato firmato poco prima un trattato di pace con la Germania; il nostro paese, anche se grande e forte, non era pronto per la guerra. Ma, a tradimento, i nazisti conquistarono un vasto territorio del nostro paese. C’è un detto che dice: “I russi impiegano un po’ per partire, ma una volta partiti, attenzione ché sono velocissimi”. E così fu che l’Armata Rossa raggiunse Berlino.
Fu una guerra terribile sia per la Russia che per le altre nazioni. Fu terribile anche per i tedeschi, anche loro soffrirono molto.
Dobbiamo cercare di andare d’accordo, non di combattere! La guerra non é necessaria per nessun popolo del mondo: bisogna sempre negoziare!
Il campo di concentramento era spaventoso e mortale! Non avrebbe dovuto mai esistere una cosa del genere! Le persone devono restare persone con dignità.
Mi sarebbe piaciuto partecipare alle celebrazioni. Desidero invitarVi in Russia, per presentarVi la nostra cultura e arte. C’è una moltitudine di cose belle e interessanti da vedere qui.

Un caro saluto dalla Russia

Lidiia Chirkina

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Jerry Convoy

Essere in grado di tornare a Dachau, di tornare a Kaufering, uno dei campi dove fui internato, dove dovetti caricare i corpi dei morti su una carriola per portarli ai forni per bruciarli: ero giovane, sfinito, affamato e in quelle condizioni non avevo la lucidità mentale per mettermi a pregare per i morti, specialmente quando, prima di consegnare i corpi, dovevo fermarmi davanti a un nazista che dai quei cadaveri rimuoveva i denti d’oro.

Ritornare sul luogo dove tutto é avvenuto per la commemorazione dei 75 anni dalla liberazione mi avrebbe finalmente permesso di pregare per i miei confratelli innocenti; la cosa giusta da fare si stava finalmente realizzando, questa esigenza di pregare mi stava angosciando da 75 anni. Certo, ho pregato nella mia sinagoga e in molti memoriali dell’Olocausto; tuttavia, recitare le preghiere sul luogo dove tutto è avvenuto è assolutamente importante nella religione ebraica.

Queste immagini e il non essere più una persona, il fatto che mi diedero un numero e questo era tutto quello che diventavi, senza contare tutte le atrocità che dovetti subire e la perdita dei miei genitori (mio padre morì di fame a Dachau), la perdita dei miei fratelli più giovani: tutte queste cose e tutti questi ricordi non mi lasceranno mai. Certo, sono riuscito ad andare avanti, mi sono ricostruito una nuova vita, mi sono sposato, ho una famiglia, dei figli molto affettuosi e colti come pure i miei nipoti.

Ciònonostante, l’orribile capitolo della mia vita durante l’occupazione nazista resterà sempre con me.

Sorrido, mi godo la mia famiglia e la mia vita, ma le ombre oscure restano.

Che il mondo possa abbracciare la pace.

Jerry Convoy

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Milan Doric

Una tragedia simile non dovrà mai più succedere. Avevo solo 13 anni quando fui deportato e 15 quando fui liberato. Ero troppo giovane per capire gli avvenimenti di allora. Ancora oggi non riesco a spiegarmi come sia riuscito a sopportare quelle sofferenze. Ero giovanissimo e avevo sempre e solo fame.

Se i nazisti avessero vinto la guerra, né io né tanti altri sarebbero sopravvissuti. L’umanità dovrebbe prendere atto di questo e trarne i giusti insegnamenti.

Milan Doric

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Wladimir Dschelali

Cari amici,

siamo lieti di avere l’opportunità di congratularci con Voi per il 75° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Dachau.
Allo stesso tempo, ci addoloriamo per le vittime, la cui vita venne allora spezzata; onoriamo la loro memoria e ricordiamo il loro monito:
“No! All’odio tra gli uomini e alla guerra.
Si! Alla pace e alla creazione.”
E’ molto importante che le odierne e future generazioni traggano dalla II° Guerra Mondiale il giusto insegnamento e le relative conclusioni.
Ora che ci tocca superare nuovamente momenti difficili, auguriamo a tutti forza di spirito, ottimismo e felicità, qualunque cosa accada… dopotutto, questa felicità crea opportunità di sviluppo, ispira e illumina il percorso della vita.
Accettate in dono questa poesia, primaverile e gioiosa, scritta da Wladimir Dschelali:

Primavera! Primavera! I giardini della Terra
Osanna canteranno alla vita
Gli aperti orizzonti blu
all’improvviso si coloreranno di rosa
l’alba come l’aurora dorata
apriranno la finestra al nuovo giorno
sul sentiero del giardino
la gioventù ci donerà
un mazzo di lillà

Sempre vostro

Wladimir Dschelali, Vera Solotar

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Raoul Duret

Québec, 31 Marzo 2020

In occasione del 75° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Dachau, avrei tanto voluto incontrare altri sopravvissuti e liberatori per condividere con loro i nostri ricordi di questo triste periodo storico, ma anche quelli del giorno della liberazione, il 29 Aprile 1945 a Dachau e del giorno dopo, il 30 Aprile 1945 ad Allach. Avrei desiderato raccontare la nostra fuga dal campo di Allach insieme a tre altri deportati e delle trote che avevamo trovato.

Questo deve essere rimandato: ci si ritroverà nel 2021.

Raoul Duret

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Erich Richard Finsches

All’umanità: 75 anni di libertà.
Non dimenticate la schiavitù e il martirio che il nazionalsocialismo ha causato agli esseri umani. La più grande pazzia ha causato la morte di 80 milioni di persone.
Noi vogliamo pace, libertà, salute, famiglie felici per tutte le nazioni del mondo.
Lottate contro il ritorno del pericolo neonazista!

Erich Richard Finsches

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Peter Johann Gardosch

Il giorno 8 maggio 1945 mi trovavo in cammino sulle strade di Fürstenfeldbruck insieme a mio padre e altri 4 prigionieri del campo di Kaufering, un campo esterno di Dachau. Ci vennero incontro diversi soldati americani. Avevano con sè diverse bottiglie di Champagne. Uno di questi americani tirò fuori la sua baionetta, tagliò il collo della bottiglia e disse: “The war is finished – you folks are free!!!” (“La guerra é finita, voi ragazzi siete liberi!”). Allora avevo 14 anni e mezzo e per la prima volta nella mia vita bevvi dello Champagne! Ero a Fürstenfeldbruck, dove Padre Emmanuel Haiss, priore dell’allora monastero di Fürstenfeldbruck, mi aveva accolto dopo la mia fuga. Rimasi per tanti anni amico di padre Emmanuel, fino alla sua morte e ogni anno, insieme a mia moglie vado a fare visita alla sua tomba nel chiostro del monastero di Ettal. Allora, sulla strada principale di Fürstenfeldbruck, ho capito e provato veramente e irrevocabilmente che l’inferno di Auschwitz, Dachau e Kaufering era definitavamente finito!! Fino ad ora, che ho compiuto il mio 90esimo anno di vita, sarò infinitamente ed eternamente grato alla 7° Armata statunitense. Erano le truppe del generale Patton, allora un famosissimo ufficiale.

A Fürstenfeldbruck ci arrivammo dopo un’avventurosa fuga durante la marcia della morte da Kaufering in direzione Allach. Prima fummo accolti a Puch dal parroco Brandstetter, che ci rifornì di pane. Poi, partimmo durante la notte, con l’incessante paura di incontrare la polizia militare nazista, ed arrivammo a Fürstenfeldbruck, dove fummo accolti premurosamente dalle suore del convento. Ci diedero patate lesse con ricotta: ancora oggi sento il profumo di quelle meravigliose patate calde, dopo l’orribile brodaglia che ci davano al campo di concentramento.

Il più importante avvenimento di tutta la mia vita é stata la liberazione avvenuta 75 anni fa.

Penso sempre con gratitudine all’armata americana e a quei bravi tedeschi che allora ci aiutarono.

Peter Johann Gardosch

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Guy Pierre Gautier

Lettera aperta per la commemorazione del 75° Anniversario della Liberazione del Campo di Concentramento di Dachau

E’ bastato un virus ed ecco che tutto è sprofondato. Il nostro grande incontro viene annullato. E’ veramente un peccato, ma il mondo continua ad andare avanti.
Mi ricordo ancora il mio arrivo a Dachau, dopo uno spaventoso viaggio durato tre giorni e tre notti senza cibo e senz’acqua.
Ricordo quando siamo entrati nella baracca 30. Faceva molto caldo, il tempo era afoso e tempestoso. Dovettimo restare in piedi fuori nel cortile a subire il sarcasmo del Kapò Meanssarian.
Ricordo la nostra “reeducazione”: quali fossero le parole importanti da sapere e quali le regole in vigore nel campo.
Ricordo la nudità di un uomo durante la seduta di depilazione e di rasatura.
Ricordo ancora quegli strani vestiti a strisce e i sandali di legno che divennero la nostra uniforme in quei lontani giorni. Nel torpore dell’estate ci fecero ammucchiare nella baracca.
Ricordo il rumore, la rabbia e le botte che seguirono la nostra entrata nella baracca.
Pochi giorni dopo questa rudimentale introduzione alla nostra nuova vita, fummo designati ad Allach, un campo esterno di Dachau.
Ricordo quanto questa prigionia sia stata lunga e dura, rinchiusi nella fabbrica del Kommando di Dyckerhoff.
Ricordo i trasporti con il Moorexpress dove venivano ammucchiati i cadaveri.
Ricordo la pioggia pungente durante gli interminabili appelli del mattino presto.
Ricordo l’umile pezzettino di pane che noi prendevamo per i più malati quando il tifo si abbatté su di noi…
… e questa mattina d’Aprile, quando, all’ombra di un ponte, all’improvviso, quell’enorme soldato americano entrò e ci portò la libertà.
Avremmo voluto ricordare tutte queste sofferenze con i partecipanti alla giornata commemorativa; ora, però, spetta a Voi, amici tedeschi, mantenere perenne la memoria.
Di quel difficile momento in un mondo lacerato, io non sono che un semplice testimone che sta invecchiando, ma mi sforzerò, se necessario, di portare il mio aiuto.
Sta soffiando un vento cattivo che lascia crescere i dubbi, distorcendo i fatti e negando ogni prova.
Ringrazio tutti Voi per la Vostra energia e spero che un giorno potrò venire al memoriale.

Guy Pierre Gautier

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Riccardo Goruppi

Sono dispiaciuto che la manifestazione del 75° anniversario della liberazione sia stata disdetta. Vorrei porre un mio pensiero in ricordo del periodo buio della II° guerra mondiale e della deportazione. Dalle mie molteplici testimonianze ed in particolare ai giovani, vorrei ricordare che gli eventi tragici della guerra, hanno portato morte e distruzione in tutto il mondo, privando della libertà di espressione e della vita dei popoli oppressi. Ci sono stati milioni di morti. Di tutte le razze, culture, religioni. Ci sono state le fosse comuni, le quali sono i pilastri dell’Europa odierna, in quanto vi sono sepolti assieme donne e uomini . L’odio ha portato a tutto questo. Non odiare mai, bisogna parlare, discutere, perché alla fine vi è sempre la soluzione, senza calpestare i diritti umani di Una o l’altra persona. In questo momento, più che mai è necessario testimoniare.

La mia speranza è che il dolore provocato dalla attuale malattia che imperversa in tutto il mondo, ci riunisca tutti come nel tempo della mia deportazione. Ringrazio la direttrice del campo la Sig.ra Hammermann e lo staff del Memoriale di Dachau, che si prodiga per tenere vivo il ricordo con le innumerevoli ricerche.

Riccardo Goruppi

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Ernest Gross

Mancava poco alla mia morte, settantacinque anni fa: aspettavo il mio turno per il crematorio di Dachau. Improvvisamente le guardie tedesche iniziarono a gettare le loro armi e a scappare. L’esercito statunitense era arrivato a liberarmi da morte sicura. Uno di quei soldati era Don Greenbaum, un soldato di Filadelfia. Sessant’anni dopo, Don e io ci siamo finalmente incontrati e siamo diventati grandi amici. Ogni volta che possiamo condividiamo insieme la nostra storia: uno che da fuori guardava dentro, l’altro da dentro che guardava fuori. Quindi, ora possiamo dire con orgoglio: non dimenticare, che non succeda mai più.

Ernest Gross

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Nick Hope

Il mio vero nome é Nikoliay Xoprenko, ma qui in America mi chiamano Nick Hope.

Fui prigioniero del campo di concentramento di Dachau e Allach, subii questi campi per 28 mesi, ma sono riuscito a superare le tante angherie subite. Oggi festeggiamo il 75° anniversario della liberazione di questi campi nei quali soffrii per molti mesi. Restai sette mesi nel capannone della BMW e per i restanti due anni ero nel capannone 2 in cui subii e superai tanti soprusi e sofferenze: venni frustato con 25 colpi per ben due volte, ogni giorno mi picchiavano e fui spesso vicino alla morte; ma Dio mi ha aiutato e io sono sopravvissuto.

Mi mandarono a fare la marcia della morte: camminammo per due giorni e le SS tedesche erano pronte a sterminarci. Poi arrivarono i soldati americani e ci liberarono. Dovetti restare per 3 anni in ospedale per potermi riprendere. Subito dopo feci entrare Cristo nel mio cuore. Dio mi ha benedetto, mi ha perdonato e io ho perdonato tutti coloro che mi avevano torturato e schernito. Ho perdonato anche il mio superiore di allora: il signor Eisenbart. Dopo la guerra, aveva lavorato per 15 anni nelle officine BMW, e, quando l’ho incontrato, invece di ucciderlo o di denunciarlo alla polizia, lo perdonai. Dio mi ha fatto un grande regalo ed ha prolungato la mia vita. Oggi ho 95 anni e vivo in America da oltre 60 anni.

Il mio desiderio è che tutti preghino affinché questa terribile tragedia, che costò la vita a circa 50 milioni di persone, non si ripeta mai più. Mi auguro che Dio possa entrare nei cuori di tutti noi e che possiamo così ricevere la pace divina, non quella terrena. Sono immensamente grato per l’amore e il perdono di Dio. Ringrazio Dio per avermi salvato e rassicurato. Per tutto questo onorerò Dio e lo servirò fino alla morte. Avevo 17 anni quando Hitler mi prese e sono sopravvissuto tutti i dolori che mi sono stati posti lungo la via e ringrazio Dio per il suo aiuto.

Ho vissuto due volte nello stesso luogo: due anni a Allach e 10 anni in un posto oggi conosciuto come Ludwigsfeld, ma non più sotto il regine nazista, bensì in una Germania libera e democratica, con la gioia di sapere che Dio, dopo la guerra, ha benedetto la Germania e ogni altra cosa. Vorrei che ci ricordassimo di tutti coloro che sono morti, che non sono più con noi: il loro ricordo resterà sempre nei nostri cuori e nelle nostre menti. Desidero che una simile tragedia non avvenga mai più e che Dio ci benedica fino al suo ritorno.

Grazie.

Nick Hope

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Georges (Jerzy) Kielczewski

Quando loro ebbero bisogno di aiuto, io li aiutai
(dando del pane e medicine ai preti nel campo di concentramento di Dachau)
Quando io ebbi bisogno di aiuto, loro mi aiutarono
(un prete mi diede vitto e alloggio a Parigi dopo la guerra)
Quando egli ebbe bisogno di aiuto con la lingua francese, io lo aiutai
(un amico tedesco presso l’università di Montreal)
Quando ebbi bisogno di aiuto in un laboratorio dentistico, lui mi aiutò
(lo stesso amico tedesco dell’università di Montreal)
Aiutarsi a vicenda é il segreto di una lunga vita

Dr. Georges (Jerzy) Kielczewski

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Eduard Kornfeld

La liberazione del campo di concentramento di Dachau da parte degli americani é stato un evento indescrivibile: ancora oggi mi resta il ricordo di quel giorno indimenticabile.
Dopo tutta l’immensa sofferenza che, per la maggior parte di noi, si concludeva nelle camere a gas, gli americani, liberandoci, hanno ridato a tutti noi la speranza di un futuro che credevamo perduto. Il mio più grande ringraziamento va ai soldati americani: pesavo solamente 27 chilogrammi ed ero allo stremo delle mie forze. Loro mi hanno curato con inaspettata dedizione e mi hanno liberato da quella miseria senza precedenti.

Eduard Kornfeld

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Miroslav Kubík

Egregi ospiti, cari amici,

sono un sopravvissuto dei campi di concentramento di Teresin, Auschwitz e Dachau e in questo ruolo vorrei dedicare a tutti voi alcune parole. Mi sono accorto di un paradosso – una strana coincidenza. Volevamo festeggiare il 75° anno della liberazione del campo di concentramento e quindi anche della fine della II° Guerra Mondiale, durante la quale vari Stati cercarono di uccidere più gente possibile. Il Coronavirus, che sta obbligando gli Stati a salvare più vite umane possibili, non ce lo permette. Questa è una buona cosa: nel corso della mia vita ho avuto la fortuna di sopravvivere la II° Guerra Mondiale, inclusi i 3 anni di prigionia e pure la pandemia di Coronavirus. Nei campi di concentramento e nei gulags sono morte probabilmente venti milioni di persone; in tutta la II° Guerra Mondiale settanta milioni. Quante persone moriranno a causa del Coronavirus non lo sappiamo ancora. I miei genitori, che erano viennesi cechi, sopravvissero la I° Guerra Mondiale, che contò diciotto milioni di vittime, e l’influenza spagnola, durante la quale morirono sessanta milioni di persone.

Il desiderio comune di ognuno di noi dovrebbe essere che i nostri popoli e nostri Stati siano guidati da persone sagge e non da persone furbe, affinché i nostri figli, nipoti e pronipoti siano dispensati da tali atrocità.

Miroslav Kubík

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David Lenga

Riflessioni sulla mia condizione di schiavitù, vittima del campo di concentramento di Dachau.

Quando fui gettato dal campo di Auschwitz nel campo di Dachau il 31 agosto del 1944, mi ritrovai in un vero inferno.
A 17 anni ero rimasto orfano: ero smarrito, terrorizzato, circondato da brutali nazisti SS con mitragliatrici e feroci cani pastori tedeschi pronti in ogni momento a farmi a pezzi. Fui registrato, spidocchiato e assegnato ad una baracca e al comparto di legno dove avrei vissuto e dormito. Il lavoro era brutale, da spaccare la schiena. Poi fui trasferito nel terrificante campo di Kaufering.
Questi ricordi mi perseguiteranno per sempre.

David Lenga

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Jerzy Leśniak

Quando scoppiò la guerra, avevo sette anni. Non potei andare a scuola.
All’età di dodici anni, venni trasportato con dei treni merci da Varsavia, passando da Pruszków, al campo di Dachau. Il viaggiò durò quattro giorni. Arrivati a Dachau, ci fecero restare tutta la notte in piedi sul piazzale dell’appello. Dopo la selezione, coloro che erano ancora vivi, restarono nel campo.
E’ così che ho trascorso la mia infanzia.
Quale bisogno c’era di far trascorrere ai giovani la gioventù in tal modo?
Una situazione simile non dovrà mai più ripetersi.

Jerzy Leśniak

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Ben Lesser

Lettera del sopravvissuto all’Olocausto Ben Lesser, 20/03/2020

Sono trascorsi 75 anni da quando sono stato liberato dagli eroi americani dal campo di concentramento di Dachau.
Eravamo vivi a stento. Ci siamo trascinati a carponi, sulle mani e sulle ginocchia, a baciare i piedi dei soldati americani, che per noi sopravvissuti sembravano degli dei.
Dobbiamo opporci all’odio, al bullismo, al fanatismo, all’antisemitismo e dobbiamo fermare i pregiudizi, il razzismo, le discriminazioni di ogni genere. Siamo tutti creature di Dio: perché non viviamo uno accanto all’altro apprezzando le nostre differenze piuttosto che odiarle?
Dobbiamo insegnare la tolleranza, dobbiamo essere un esempio per le nostre generazioni future.
Ricordate che sia l’odio che l’amore sono contagiosi. Quindi scegliete l’amore.
Per saperne di più leggete il mio libro “Living a Life that Matters – From Nazi Nightmare to American Dream” (“Vivere una vita che conta – dall’incubo del Nazismo al Sogno Americano”).

Ben Lesser

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Abba Naor

Sono grato che mi sia stata data l’opportunità di poter portare nelle scuole la mia testimonianza sulle persecuzioni da me subite durante la II Guerra Mondiale. E’ importante rendere consapevoli i giovani di quanto sia stato terribile quel periodo nella speranza che simili crudeltà non accadano mai più.
Ciò non sarebbe possibile senza l’aiuto e il sostegno degli impiegati del campo commemorativo di Dachau e della Fondazione dei Memoriali Bavaresi.

Abba Naor

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Willemijn Petroff-van Gurp

A causa delle mie attività di resistenza all’occupazione nazista, fui deportata a Scheveningen, Vught, Ravensbrück e Dachau. Fummo liberati dagli americani.

Devo la mia vita alle mie amiche: mi hanno sorretta e, quando persi conoscenza, mi hanno trascinata; mi hanno tenuta al caldo, nel lager, quando stavo molto male.

La guerra mi ha fatto capire il significato della libertà di espressione, il pericolo della dittatura e della discriminazione. Per questo ho voluto dare il mio contributo raccontando le mie esperienze vissute durante la guerra: è importante che i giovani conoscano e capiscano gli eventi di allora.

Mio figlio maggiore, Robert, si stava preparando per partecipare, in mia vece, alle celebrazioni per la liberazione di Dachau. Per motivi di salute, purtroppo, io non avrei potuto venire personalmente: quest’anno ho compiuto 101 anni.

Willemijn Petroff-van Gurp

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Walter Plywaski

We live! Żyjemy! Siamo vivi!

Walter Plywaski

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Pierre Rolinet

Brognard, 23 Marzo 2020

Cari amici,

noi deportati non siamo usciti da un campo di concentramento come ne siamo entrati. Ne resteremo segnati per tutta la vita.
Tutto era stato previsto e organizzato per farci sparire e penso che, se i nazisti avessero vinto la guerra, nessun deportato sarebbe mai rientrato.
In quelle condizioni di vita estreme che cambiavano senza sosta a seconda degli eventi, ogni deportato ha avuto un percorso diverso, con più o meno fortuna. Ognuno era a disposizione di altri uomini, SS o Kapò, la vita era appesa a un filo, la morte era sempre presente.
Considerati come degli animali, abbiamo dovuto organizzarci e resistere; la nostra fratellanza e la nostra solidarietà hanno permesso ad alcuni di noi di sopravvivere a questo atroce regime.
Per evitare che una cosa del genere si ripeta, abbiamo deciso di testimoniare, affinchè il mondo conosca quali fossero le nostre condizioni di vita e capisca come gli uomini di un paese civilizzato abbiano potuto lasciarsi condizionare dal nazismo e commettere dei crimini inimmaginabili.
La fortuna di essere ritornato a casa e di essere ancora disponibile mi ha indotto a mettermi a lungo al servizio della Memoria e dei suoi problemi.
I deportati stanno via via scomparendo, ma il loro impegno continuerà a dare frutti, perchè persone dedicate ad assicurare la memoria si trovano in tutte le nazioni. In questo ambiente ho ritrovato lo spirito di fraternità e di mutuo aiuto che ci ha permesso di sopportare il nostro calvario e di questo ve sono molto grato.

Pierre Rolinet

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Leslie Rosenthal

18 Marzo 2020

La commemorazione del 75° anno della liberazione di Dachau é estremamente significativa in quanto rappresenta il testamento delle brutalità perpetrate dai nazisti su milioni di vittime; é anche il testamento di coloro che sono sopravvissuti e sono ancora qui con noi. Ci ricorda la sofferenza estrema e lo sterminio di milioni di esseri umani ma anche il ricordo della vittoria su questo vile e spregevole flagello.

Il numero dei sopravvissuti all’Olocausto sta rapidamente diminuendo, e proprio ora, mentre vi sto scrivendo, durante la pandemia da Coronavirus, preghiamo per la sopravvivenza di tutti. Nel campo di Kaufering 1, tra il dicembre 1944 e il febbraio 1945, nacquero sette bambini: uno di loro ero io. Forse sono, siamo gli ultimi sopravvissuti ad avere un collegamento diretto con quel triste periodo. La documentazione degli eventi, la programmazione dell’insegnamento nelle scuole rivolta alle attuali e future generazioni e i testimoni oculari aiuteranno ad assicurare che questi ricordi non si dissolvano nella spazzatura della storia.

Leslie Rosenthal

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Lucy Salani

Quello che noi abbiamo dovuto sopportare all’interno dei campi è stata una tragedia insopportabile per l’umanità ed è un mio profondo desiderio e volontà che tutta la popolazione del mondo sappia quello che noi abbiamo dovuto subire. Ecco perché è importante che oggi ci sia questa celebrazione e che le vittime vengano commemorate e io ringrazio che esista questa opportunità.

Lucy Salani

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Ernst Sillem

La liberazione del campo di concentramento di Dachau 75 anni fa: quale evento indescrivibile! Il sollievo, la gioia e la gratitudine verso gli americani mi rimarranno per tutta la mia vita.
Il mio amico Jaap van Mesdag ed io eravamo nel campo di concentramento per due anni e mezzo: avevamo 22 anni, eravamo sopravvissuti e potevamo ricominciare a vivere.
Non ho mai sentito odio e per questo ho potuto lasciarmi gli orrori alle spalle.
Purtroppo oggi sono troppo vecchio per venire a Dachau, ma continuare a ricordare la guerra e le sue vittime é una cosa assolutamente importante.

Ernst Sillem

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Max Steinmetz

Sapere che la commemorazione dell’anniversario della liberazione di Dachau sarà perenne è per me molto importante: è così che questo periodo storico non verrà mai dimenticato.

Il messaggio più importante che vorrei trasmettere in questo momento é che io sono sopravvissuto e oggi sono ancora vivo. Hitler e la Germania nazista non hanno vinto. Sono grato di esser sopravvissuto perché posso raccontare alla gente, non solo alla mia famiglia ma al mondo intero, quello che la Germania nazista ha commesso. Dobbiamo fare in modo che non succeda mai più. Il messaggio che vorrei che il mondo intero ricordasse è questo: mai più.

Max Steinmetz

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Henk van de Water

75 anni fa venni liberato dagli americani dal campo di concentramento di Dachau. Avevo il tifo e stavo per morire. Se la liberazione avesse tardato di un giorno, non sarei sopravvissuto. Proprio per questo motivo nella mia vita ho sempre cercato di vivere la libertà intensamente e di sfruttare al meglio ogni situazione.
Ero proprio felice di poter partecipare alla commemorazione dei 75 anni dalla liberazione del campo di Dachau e mi stavo preparando per venire. Purtroppo ora non é possibile, ma io ho già 96 anni e spero di potervi partecipare in un secondo momento.

Henk van de Water

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Boris Zabarko

In questi giorni, rendiamo omaggio alle vittime del campo di concentramento di Dachau: a coloro che sono stati maltrattati, torturati, uccisi; a tutte le vittime del regime nazista e dei suoi alleati. Il più grande tributo che noi possiamo dare alle vittime è garantire che non ci dimenticheremo mai di ciò che hanno subito, lavorando affinché le generazioni future ricordino per sempre questo grande crimine e che ne traggano i giusti insegnamenti.

Rispettiamo tutti i sopravvissuti alla guerra e all’Olocausto: subirono le atrocità dei campi di concentramento e dei ghetti, sopportarono terribili cattiverie, ingiustizie e sofferenze, ma resistettero e riuscirono a lottare per la loro stessa esistenza preservando il loro aspetto umano. In tal modo riuscirono a vincere sulla morte.

Il ricordo delle vittime dei crimini nazisti e dei loro complici è indelebile nella memoria dei liberatori e dei combattenti nei paesi della coalizione anti-Hitler. Noi, i sopravvissuti dell’Olocausto, così come tutta l’umanità, saremo loro eternamente debitori. Siamo orgogliosi del ruolo svolto dai nostri soldati: hanno liberato l’Europa dall’occupazione nazista, hanno salvato noi e il mondo intero dalla barbarie e dalla distruzione. Gli anni passano, i valori cambiano, ma il nostro sentimento di gratitudine rimarrà eterno per coloro che hanno difeso la nostra libertà , a volte, a costo della loro vita. Lo dico in nome di coloro che sono stati salvati dall’Olocausto ed anche in nome del figlio di quel soldato morto sul fronte.

Non dimenticheremo mai i Giusti fra i popoli del mondo: rischiando la vita e talvolta sacrificandola, ci salvarono. Quando la guerra infuriava e milioni di persone persero il senso di umanità indurendo il loro cuore in un mare di odio, indifferenza e insensibilità, i Giusti fecero di tutto, nonostante pericoli e difficoltà, per aiutare e salvare gli “esclusi” dalla loro terra natale. Non hanno solo salvato vite umane ma hanno mantenuto la pace di Dio intorno a tutti.

Quest’anno, gli eventi commemorativi dedicati al 75° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Dachau si svolgono in una situazione in cui l’umanità non sta solo combattendo un’epidemia che ha sconvolto la vita normale nel mondo, ma sta anche affrontando crisi, catastrofi e conflitti. Le celebrazioni si svolgono in un periodo in cui eventi di xenofobia, intolleranza, antisemitismo, violenza e odio sono aumentati bruscamente: proprio ora che la generazione dei sopravvissuti alla più grande tragedia della storia umana sta morendo, il passato viene cancellato dalla memoria dei contemporanei e l’Olocausto viene falsificato e negato.

Pertanto, la conoscenza, la conservazione della memoria, la ricerca veritiera della storia e dei suoi insegnamenti sono molto importanti e pertinenti ai nostri giorni, così come le azioni decisive congiunte di tutte le persone oneste sul pianeta contro l’odio, il male e la violenza. In nome delle anime dei defunti e delle nostre stesse anime, per il presente e per il futuro, dobbiamo, ancora una volta, riaffermare il nostro desiderio: difendere in modo deciso la dignità umana per tutti, affermare la vita, suscitare speranza, bloccare e prevenire la violenza e benedire la libertà, la giustizia e la pace.

Dr. Boris Zabarko

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Liberatori

Gerald O. Eaton

Quando il campo di concentramento di Dachau venne liberato, eravamo arrivati fino a Monaco. Il Generale Collins ci disse che chiunque avesse voluto vedere il motivo per il quale stavamo combattendo, doveva andare a vedere il campo. La mattina dopo ci caricarono su dei camion per portarvici. E’ stata la cosa più terrificante che avessi mai visto. I cadaveri erano accatastati dentro dei vagoni merci. Ci avvertirono di non dare nulla da mangiare ai sopravvissuti: lo avrebbero fatto i medici.

Durante la commemorazione presso il museo dell’Olocausto di Washington, un uomo mi afferrò il braccio quando vide che portavo il simbolo dei Rainbows. Mi disse: “Vorrei ringraziarti”. Era un sopravvissuto di Dachau.

Gerald O. Eaton, liberatore

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Dee R. Eberhart

Nei 75 anni dalla liberazione del campo di concentramento di Dachau, la mia incomprensione su come tutto questo orrore abbia potuto aver luogo, non é stata mitigata. Per me non c’erano risposte il 29 Aprile 1945, non ce ne sono neanche 75 anni dopo. Come ha potuto esserci una tale arroganza di potere da infliggere così tanta sofferenza, così tanta morte a così tante vittime e distruggere così tanto potenziale per sempre?
Il 75° anniversario della liberazione serve come monito per ciò che é avvenuto e che potrebbe ancora succedere fino a quando le forze emergenti di depravazione e di malvagità non verranno del tutto estirpate.

Dee R. Eberhart, liberatore

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Don Greenbaum

Siamo rammaricati e tristi per le circostanze che impongono l’annullamento delle celebrazioni dei 75 anni della liberazione di Dachau. Non vedevamo l’ora di partecipare a questo evento per incontrare tutti voi che state lavorando così scrupolosamente a questo progetto. Inoltre, avremmo avuto un grande piacere nell’incontrare altri liberatori e sopravvissuti di quel terribile periodo storico, per poter condividere le nostre esperienze con i nipoti.

Vedere Dachau in un periodo di pace sarebbe stato inestimabile. Ci siamo già venuti una volta e l’esperienza fu commovente. Questa volta, con questi gruppi di persone sarebbe stata straordinaria. Speriamo che sia possibile riorganizzarla in un prossimo futuro.

Don Greenbaum, liberatore

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Hilbert Margol

Al mattino presto del 29 Aprile 1945, due mesi dopo il nostro ventunesimo compleanno, mio fratello gemello Howard e io entrammo nel campo di concentramento di Dachau, dopo aver visto un treno merci pieno di cadaveri. Fummo testimoni d’immagini indelebili: non riuscivamo a capire cosa avesse potuto causare tutto questo.

Ho partecipato al 70° Anniversario della liberazione del campo di concentramento di Dachau e non vedevo l’ora di partecipare al 75°. La ragione principale per la quale avrei voluto partecipare alla commemorazione era quella di onorare la memoria di coloro che a quel tempo morirono e di ascoltare le testimonianze dei sopravvissuti. Spero tanto che il 76° Anniversario della liberazione di Dachau possa aver luogo.

Hilbert Margol, liberatore

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